STATUTO DEL SINDACATO AVVOCATI DI BARI

CONSIGLIO DIRETTIVO  2007/2010

AUTONOMIA DEL SINDACATO

IL NOSTRO GIORNALE




E' TEMPO, DUNQUE, CHE GLI AVVOCATI

SI RICONOSCANO NEL LORO SINDACATO

 Taluno, di recente, prendendo spunto da una piccola polemica sorta in seno al nostro Sindacato, ha avuto modo di ribadire il proprio scetticismo sulla validità e sulla funzionalità dei sindacati forensi. Laddove non esiste un datore di lavoro e un rapporto di subordinazione - così, se la memoria non c'inganna, egli ha in buona sostanza detto - non ha senso parlare di sindacato. Questa opinione, che, inutile negarlo, gode di un certo credito nell'ambiente forense, ci lascia perplessi e ci pare, meritevole di alcune osservazioni sin da primo numero di <<realtà forense>>.

Certo, se l'attività sindacale la si intende in senso stretto e tecnico, non si può non ammettere che chi, come gli avvocati ha da battersi non già contro quella sorta di datore di lavoro che è il cliente, bensì contro tutte le sfasature dell'amministrazione della giustizia, non ha motivo per organizzarsi sindacalmente; ma se l'attività sindacale la si intende in un senso appena più lato come battaglia per la tutela degli interessi di una categoria, allora non si potrà negare l'opportunità e anzi la necessità che anche gli avvocati abbiano i loro rappresentanti diciamo così ufficiali.

Questi rappresentanti, è necessario che tutti l'abbiamo ben chiaro, non sono nei Consigli dell'Ordine, che han funzioni ben limitate e addirittura opposte a quelle dei Sindacati. I consigli dell'ordine vigilano sull'attività dei singoli avvocati, curando gli albi, dando pareri sulle parcelle, intervenendo fiscalmente nei confronti di chi per un motivo o per altro viola le regole della deontologia professionale; i Sindacati rappresentato gli avvocati e ne tutelano la gli interessi nei confronti di tutti, ivi compresi gli Ordini. Ciò è, tanto più vero, se si pensa che anche chi ha negato ogni validità ai sindacati forensi, si batte, da anni e da par suo, in difesa degli interessi degli avvocati, anche contro gli Ordini, finendo così col riconoscere implicitamente che esistono degli interessi di categoria pei quali batterci e che sussiste la necessità di un’organizzazione lato sensu sindacale.

Posto questo punto fermo, della cui fondamentale importanza sarebbe bene che tutti si fosse consapevoli, è appena il caso di aggiungere che la singolarità dell'organizzazione sindacale forense di per se stessi ci impegna in una lotta per molti aspetti sconosciuta agli altri sindacati. Qui, come abbiamo già accennato, non si tratta di battersi nei confronti di un datore di lavoro, impresa in un certo senso più agevole, bensì per il risanamento dell'humus sul quale l'avvocato esplica la sua funzione, per il miglioramento delle prospettive che si schiudono davanti a chi dedica la sua vita all'Avvocatura, per la rivalutazione della funzione e della dignità dell'Avvocatura, per il riconoscimento dei diritti e per la tutela degli interessi della classe forense.

Per far ciò è però necessario esser pronti a cambiar rotta, a smetterla coi panegirici di ciò che è stato e che talvolta non è mai strato, ad affrontare i problemi per il bavero, a sviscerare le questioni più imbarazzanti e dolorose, che tutti noi conosciamo, ma delle quali assai spesso preferiamo che non si faccia parola pro bono pacis I sindacati aborriscono per loro natura dalla politica dello struzzo; in particolari i sindacati forensi, data appunto la loro peculiarità, che li impegna a porre il dito sulla realtà forense, senza falsi infingimenti e senza alcuna remora, a costo, eventualmente, di far nomi e cognomi pur di uscire da vicoli che son ciechi solo per chi non vuole vedere, pur di superare quegli ostacoli che, nell'interesse di tutti, è indispensabile superare.

Né si dica che la libera avvocatura proverà sempre un senso di prevenzione all'idea di affidare i propri interessi ad un sindacato. La recente fioritura di associazioni forensi dimostra, secondo noi, che l'esigenza di coordinamento e organizzazione comincia ad essere avvertita anche dagli avvocati e nello stesso tempo denuncia la scarsa funzionalità dei sindacati, se strumentalizzati ad usi personali: vorremmo ingannarci, ma è nostra impressione che se i sindacati avessero funzionato, la dispersione delle forze e le inevitabili lotte intestine non si sarebbero registrate.

E' tempo, dunque, che gli avvocati si riconoscano esclusivamente nel loro sindacato e che il sindacato rivendichi la sua preminenza e la sua funzione, senza negare ad altri il diritto di procedere di conserva, ma negando a tutti il diritto di scavalcarlo e di pretermetterglisi nell'esplicazione di quei compiti che ontologicamente gli appartengono. E ciò, come ognuno avverte, non certo per autoritarismo o per esclusivismo o per fini reconditi e personali, bensì più semplicemente perché un sindacato non ha ragion d'essere che in prima linea nella difesa degli interessi della categoria rappresentata

Prof. Avv. Franco Cipriani

(Tratto da “Realtà Forense n. 1 del 1969)

 

 



Autonomia del Sindacato

Ferma restando ogni attribuzione spettante all'Ordine degli Avvocati e Procuratori, è opportuno esaminare quale margine di competenza rimane al Sindacato Forense, e se tale da legittimare l'autonomia in relazione alla necessità della sua costituzione ed esistenza. Un fatto è certo e cioè che subito dopo l'entrata in vigore della Carta Costituzione, in applicazione degli artt. 18 e 30, fiorirono nei maggiori centri giudiziari, numerosi sindacati che ebbero largo sviluppo, talché non vi è centro giudiziario oggi che non abbia il suo Sindacato.

Ciò è avvenuto perché un largo strato di professionisti, ha avvertito il bisogno di una tutela sollecitata della categoria nei particolari interessi morali ed economici.

In tale modo i sindacati hanno dato origine alla loro esistenza e come ogni associazione sorta per moto spontaneo, presto si sono distinti per la loro intensa attività.

Hanno promosso conferenze, hanno moltiplicato le adesioni, hanno agitato nuovi problemi, si sono scelte stabili sedi ed infine hanno stabilito concreti rapporti fra loto attraverso congressi nazionali. Così fra le molte questioni nuove è sorta anche quella relativa alla attribuzione del Sindacato Forense.

Invero il Sindacato si è costituito con lo scopo specifico di tutelare gli interessi privati dell'avvocato, ovverosia quegli interessi che scaturiscono dal rapporto tra il professionista ed il cliente e che ha per oggetto la prestazione.

In conseguenza di ciò esso è legittimato ad operare e sviluppa una vera difesa di classe in quella sfera di diritto privato in cui il professionista rimane libero di prestare la sua opera fuori da ogni rapporto di impiego in senso pubblicistico.

Sotto questo aspetto dunque è chiamato a tutelare gli interessi morali ed economici degli iscritti, né più né meno di qualsiasi sindacato.

L'avvocato però oltre ad essere un privato professionista ha una specifica funzione di natura pubblicistica che si realizza nei quotidiani rapporti con la Giustizia per essere un collaboratore di questa. Perciò spesso nasce la necessità di un vigile e diretto controllo da parte del Consiglio dell'Ordine, che munito di potei disciplinari, ne regola l'attività quale rappresentante d i un interesse pubblico.

Ma il Sindacato non può esaurire la sua funzione nella tutela specifica degli interessi privati; dovrà invece assurgere a maggiore dignità quale organo di propulsione verso tutta la Categoria, ed in vista di tale scopo dovrà divenire luogo aperto ad ogni discussione per un libero e fecondo scambio di idee ed opinioni.

In tale modo si apre un largo margine entro il quale il nostro Sindacato potrà agevolmente espletare una legittima, funzione che gli dà diritto ad un’esistenza autonoma accanto ai Consigli dell'Ordine.

Ne conseguirà oltretutto un continuo e costante fiorire di iniziative che andrà a beneficio dell'intera classe.

Certo si dovranno superare non poche difficoltà.

La prima e forse la maggiore è rappresentata dalle inevitabili interferenze che potranno sorgere, per cui si avverte il bisogno urgente di una legge sindacale che determini le attribuzioni del Sindacato stesso.

Poi bisognerà definire molti altri dettagli.

Ma le previsioni appaiono buone se si consideri che eminenti professionisti presidenti di cari Consigli dell'Ordine, hanno partecipato con entusiasmo ai congressi nazionali dei sindacati associandosi alle manifestazioni e lodandone le iniziative.

Questo è di buon auspicio

Vincenzo Russo

  (tratto da Tribuna Forense del 30.04.1957)

 



Il nostro giornale

Che il Sindacato Forense debba disporre, in manleva assoluta ed esclusiva di un organo di stampa, non vi è dubbio; come non vi è subbio che la sua voce deve essere libera da ogni vincolo anse se lieve. <<Tribunale Forense>>, dalla fondazione, Il giornale del Sindacato, e che, per la verità, ha sempre ben meritato, non si apparteneva al Sindacato, ma era stato cortesemente messo a nostra disposizione dal proprietario.

Primo atto del nuovo Consiglio, come riferito in altra parte di questo numero, è stato quello di decidere sulla esclusiva proprietà del foglio per rendere il giornale affatto indipendente. Il proprietario di <<Tribunale Forense>>, pur sempre disposto alla disinteressata concessione, non ha inteso cedere la testata, onde il Consiglio, per l'attuazione del presupposto della assoluta proprietà, ha deciso di fondare un nuovo giornale, che rispondesse tuttavia ai requisiti richiesti.

E' nato così <<Realtà Forense>>, il nostro giornale.

Il nostro e il vostro; tutti i colleghi avranno la possibilità, vorremmo dire il diritto, di servirsi di queste colonne per offrire un suggerimento, elevare una lamentela, denunziare un’ingiustizia, e , perché no, elargire un elogio. Perché questo è il fine precipuo della nostra istituzione: lo stimolo a meglio operare entro limiti determinati e precisi, fissati dalle norme della legge.

Il Sindacato è la voce della categoria, di tutti i colleghi iscritti ed anche di quelli non iscritti; raccoglie le istanze, coordina le aspirazioni e, valutato il fondamento, le prospetta, nell'interesse di tutti e di ciascuno, a chi ha il dovere di adottare i provvedimenti necessari dagli Organi giudiziari a quelli legislativi.

Questo programma, non certo modesto, può essere realizzato a una sola condizione; la collaborazione concreta e costante di tutti gli iscritti. Ed è questa la ragione che ha imposto da un lato la necessità di avere un foglio di nostra proprietà, dall'altro la ricerca della più ampia collaborazione.

<<Realtà Forense>> è un foglio essenzialmente d'informazione, per quanto si riferisce alla vita del nostro e degli altri Sindacati, alle istanze dei colleghi, che ci auguriamo quanto più numerose, e delle altre Associazioni professionali, ma deve anche esprimere, su i vari argomenti mano a mano trattati. In opinione dei singoli, siano essi i redattori o gli occasionali collaboratori, Nel rispetto della norma statutaria, ribadita dal Consiglio nella delibera adottata per la fondazione, <<Realtà Forense>> deve rimanere apolitico, nel senso più ampio. Non al servizio di partiti, o peggio, di persona.

E' bene però chiarire che questa apoliticità non impedisce ai redattori e ai collaboratori di esporre la propria opinione secondo il convincimento di ciascuno. L'indirizzo è apolitico, ma chi deve trattare i vari argomenti potrà farlo nella maniera più ampia, assumendo la responsabilità di quanto affermano. Altrimenti, è appena il caso di rilevarlo, verrebbe meno lo scopo del dibattito e del confronto e il giornale degraderebbe al livello di un modesto bollettino di informazione.

Nato sotto questi auspici e sotto il segno bene augurante del sollione, che è pienezza di vita e affermazione di maturità, ci auguriamo che <<Realtà Forense>>, il <<nostro>> giornale, abbia vita prospera e lunga.

 (tratto da “Realtà Forense” n. 1 del 1969)

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Ultima modifica: 16.11.2006