UNIONE DEGLI ORDINE DEGLI AVVOCATI
DI PUGLIA
Signor Presidente, signore e signori,
con preoccupata inquietudine l'Avvocatura
dell'intera Puglia partecipa alla celebrazione odierna, limitando la sua presenza alla lettura di un comunicato con il quale
intende esprimere il proprio sconcerto conseguente alla recente attivazione di
misure legislative che minacciano di far degenerare la funzione difensiva, intaccano i fondamenti della sua
indipendenza e sviliscono il
significato del suo riconoscimento costituzionale.
Avremmo
voluto portare il nostro contributo di esperienza alla riflessione sui problemi
più gravi che sono emersi nell'anno giudiziario appena concluso.
Riteniamo di doverci sottrarre a questo compito, perché siamo
investiti da una minaccia ancora più pervasiva che incombe de iure condito e
de iure condendo.
Si
tratta della deformazione della funzione dell'Avvocatura che scaturisce dalle Disposizioni urgenti
per la tutela della concorrenza nel settore dei servizi professionali. Con tali
disposizioni Governo e Parlamento italiani ritengono di adeguarsi ad un
orientamento comunitario dagli stessi erroneamente
ritenuto vincolante.
Pur
con le doverose riserve, noi, in linea di principio, non contestiamo
l'opportunità dell'adeguamento.
-
Contestiamo l’omologazione della funzione dell'Avvocatura, della natura delle
sue prestazioni, del suo servizio, delle sue forme di
esercizio, a quelle di altre, pur nobili ma assai diverse
professioni.
-
Contestiamo l'omologazione degli obiettivi perseguiti
attraverso l'attivazione della funzione dell'Avvocatura agli
obiettivi perseguiti attraverso l'esercizio di altre professioni.
- Contestiamo il fatto
che misure destinate allo sviluppo, alla crescita e alla promozione della concorrenza
e della competitività possano snaturare il bene giuridico della certezza del
diritto, alla cui affermazione l'Avvocatura
concorre in modo decisivo, trasformandolo in un bene commercializzabile.
-
Contestiamo il fatto che autonomia, indipendenza e libertà dell'Avvocatura,
caratteri esclusivi della funzione giudiziaria, possano
essere intaccati da comportamenti resi leciti, nonostante le loro perverse
modalità d'esercizio, in virtù della pretestuosa copertura che ad essi viene
concessa da una insensata rappresentazione della concorrenza e della
competitività.
-
Contestiamo il fatto che l'applicazione delle regole
comunitarie sulla concorrenza alle professioni liberali abbia
potuto essere realizzata dal legislatore estendendo all'Avvocatura presupposti d'esercizio
della sua attività che minano la uguale protezione e le condizioni di parità
acquisite alla funzione giudiziaria nelle sue
espressioni: difensiva, accusatoria e giurisdizionale.
-
Contestiamo il fatto che la tutela della salvaguardia dei
diritti sia equiparata, nei suoi requisiti, alla tutela dei beni
di consumo e riteniamo assolutamente fallace l'idea che il cittadino, anche
come consumatore, sia tutelato da disposizioni urgenti, che
rendono ancora più debole la sua posizione di fronte a cartelli di prestazioni.
L'Avvocatura,
senza sottrarsi ad un attento e penetrante esame critico al suo interno, chiede
da anni una riforma del proprio ordinamento; chiede una
riflessione profonda sui percorsi formativi e selettivi che
regolano l'accesso alla professione; chiede percorsi che garantiscano la specializzazione
e l'acquisizione reale di competenze adeguate alla complessità raggiunta dalle
questioni giuridiche; chiede interventi che rinnovino e adeguino le garanzie
dell'esercizio della professione alle aperture degli spazi
comunitari e alla estensione degli spazi del diritto, sempre più privi
di barriere territoriali. Essa chiede il riconoscimento del risultato
dell'attività giudiziaria come un bene sociale che non può essere
esposto alle aggressioni del mercato, ai rischi del commercio, alla
contaminazione pubblicitaria o al monopolio di cartelli professionali.
Quel risultato, invece,
ci viene imposto come un bene economico; dobbiamo riuscire a
commercializzarlo: gonfiando le aspettative del
destinatario, trasmettendo illusioni lecite, coperte da specializzazioni
che nessuno può certificare perché non esistono; entrando attivamente nella litigiosità
come parte economicamente interessata, ristabilendo così una reale, disdicevole
disparità all'interno della funzione giudiziaria.
Alle
richieste dell'Avvocatura si è risposto e si risponde frantumando i fragili
requisiti dì decoro e dignità professionale
che ci hanno permesso di continuare ad operare nelle condizioni terribili nelle quali versa l'amministrazione
della giustizia in Italia.
Un
legislatore affrettato, affannoso di illudere l'opinione pubblica ha offerto
presupposti della pirateria avvocatesca e li chiama concorrenza; ha
aperto le porte al rischio di un cannibalismo professionale e lo chiama competitività;
ha snaturato l'aspettativa di diritto e lo chiama raggiungimento degli obiettivi perseguiti.
L'Avvocatura
non può accettare questa deformazione, che è un attentato alla sua libertà ed indipendenza;
non può accettare questa minaccia di imbarbarimento della natura della fiducia
che ad essa viene attribuita dai cittadini; così come non può
accettare l'idea che l'insensibilità politica verso le
condizioni della giustizia in Italia possa essere sublimata degradando i requisiti dell'esercizio di una professione che è essa stessa
requisito fondamentale di una stato di diritto.
Il
nostro silenzio e la nostra assenza oggi esprimono la nostra decisa
indisponibilità ad accettare le irragionevoli conseguenze
di decisioni legislative che sono state prese imponendo il silenzio ad una intera categoria professionale.
Vorremmo
scongiurare il pericolo di far tacere l'Avvocatura perché, in questa denegata
ipotesi, a tacere sarebbe la democrazia del nostro paese, e con
essa le libertà ed i diritti dei cittadini sarebbero
seriamente e gravemente compromessi.
Vi
ringraziamo per l'attenzione.
Avv. Francesco Monaco